venerdì 8 agosto 2014

Prima pace tra Pisa e Aragona - 1324

Prima pace tra Pisa e Aragona - 1324
di Sergio Sailis

 Il 13 giugno 1323 le truppe catalano – aragonesi guidate dall’infante Alfonso sbarcano presso Palmas nel Sulcis e danno inizio alla campagna militare per la conquista della Sardegna[1]; dopo aver cinto d’assedio Iglesias (costretta a capitolare il 7 febbraio 1324 dopo sette mesi di eroica ma inutile resistenza) gli iberici concentrano i loro sforzi bellici per la conquista di Castel di Castro ossia Cagliari[2] ritenuta, a ragione, la chiave per il successo dell’intera operazione di conquista.

A seguito della disastrosa battaglia campale combattuta poche settimane dopo a Lutocisterna (o Lucocisterna), nei pressi dello stagno di Santa Gilla nella zona alla periferia di Cagliari oggi nota come Fangario, e di altri scontri sia navali che terrestri la situazione delle armi pisane si fa sempre più compromessa; Cagliari viene assediata da terra e dal mare e impossibilitati a ricevere rinforzi dalla penisola dopo appena un anno dall’inizio dell’invasione i pisani sono costretti alla resa.


La pace venne sottoscritta a mezzogiorno del 19 giugno 1324 dall’infante Alfonso, per gli aragonesi, e da Bene da Calci per i pisani. In sintesi i pisani cedevano al Re di Aragona tutti i diritti da loro posseduti in Sardegna e Corsica su tutte le città, castelli, villaggi popolati e spopolati, campagne, porti, miniere, saline con tutti gli abitanti e ogni tipo di giurisdizione. In cambio, dietro prestazione di atto di omaggio, il comune toscano otteneva sotto forma di feudo secondo il costume italico il Castello di Cagliari, le appendici di Sampace, Villanova, Villa degli Orti, il porto con lo stagno dalla parte di Stampace con tutti gli abitanti e con il mero e misto imperio in cambio del versamento di un censo di 1000 libbre di aquilini. Il re si riservava invece la proprietà delle saline per le quali comunque si impegnava a versare al Comune 2000 libbre di aquilini piccoli[3].

Il memoriale per la formale consegna di Castel di Castro ai delegati dell’Infante, Bernard de Boxadors e Guillem Oulomar, venne redatto in forma pubblica dai notai Simone Cavalca per parte pisana e Bonanat Ça Pera per parte aragonese, e sottoscritto nella pubblica via davanti alla porta dell’Elefante.

Il documento descrive come i suddetti rappresentanti entrarono dalla porta dell’Elefante e, alla presenza di numerosi testimoni, ad essi vennero solennemente affidate le chiavi della città dopo di che vennero issate le insegne reali sulla torre del Leone, sulla torre di San Pancrazio e nel campanile della Cattedrale.

Questa pace si rivelerà però effimera in quanto di li a poco riprenderanno le operazioni militari sino alla definitiva sconfitta pisana suggellata dal trattato del 25 aprile 1326 con la quale Pisa deve rinunciare definitivamente ai possedimenti cagliaritani ottenendo in cambio in feudo solo le due curatorie di Gippi e Trexenta[4].

Il testo del memoriale sottoscritto il 19 giugno 1324 tra pisani e aragonesi è il seguente[5]:

In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti, amen. Ex hoc publico instrumento sit omnibus manifestum quod discretus vir Bene de Calci, sindicus comunis Pisarum, pro complendo tractatu pacis inite inter serenissimum dominum infantem Alfonsum, excellentissimi ac potentissimi domini Jacobi Dei gratia Aragonum regis primogenitum eiusque generalem procuratorem ac comitem Urgelli, vice et nomine domini regis predicti et suo nomine proprio ac successorum suorum ex una parte et dictum comune pisanum ex altera, exclusis de Castro Kallari dominis Piero Frederici et Ciolo Grassulino capitanis et castellanis Castri Kallari iamdicti pro comunis, qui iverunt omnes apud Stampacem extra fortalitia dicti Castri, tradidit venerabilibus viris domino Bernardo de Boxadors, maiordomo, et domino Guillelmo Oulomarii, cancellario dicti domini Infantis, recipienti bus nomine ipsius domini Infantis Castrum predictum Kallari et corporalem possessionem eiusdem. In signum quorum introduxit eos in dictum Castrum per portam que vocatur Helefantis et tradidit nomine dicti comunis iamdictis maiordomo et cancellario, nomine iamdicto, claves omnes portarum dicti Castri. Et fuerunt apposita vexilla regalia dicti domini Infantis super turri dicta leonis et turri sancti Brancasii et campanili ecclesie maioris sancte Marie dicti Castri. Acta sunt hec in Castro Kallari supradicto, in via publica ante portam Helefantis, presentibus nobis infrascriptis notariis et presentibus egregiis viris domino Guillelmo de Angularia, domino Bernardo de Capraria, et domino Petro de Villa de Meym milite, et domino Lemmo Bullia de Gualandis, domino Pino de Saxecta et domino Francisco Çaccio, militibus civibus pisanis testibus ad hec vocatis et rogatis. Sub dominice incarnationis anno millesimo trecentesimo vigesimo quinto, indictione septima, tertiodecimo kalendas iulii, secundum cursum et consuetudinem pisane civitatis, circa horam tertiam; secundum autem modum curie suprascripti domini Infantis, tertiodecimo kalendas iulii, anno Domini millesimo trecentesimo vigesimo quarto.

SIGNUM. Ego Simon Cavalca, filius quondam ser Iacobi Cavalce notarii de Vico pisano, civis pisanus, imperiali auctoritate notarius, predictis omnibus interfui una cum infrascripto notario et ea omnia rogatus scripsi et in hac publicam formam redegi et adfidemus cautelam meum signum et nomen apposui.

SIGNUM mei Bonanati de Petra, dicti domini Infantis notarius suaque sigilla tenentis, et publici etiam notarii per totam terram et dominacionem serenissimi domini regis Aragonum auctoritate eiusdem, qui una cum suprascripto notario predictis interfui eaque per ipsum scribi et in formam publicam redigi feci et clausi.



[1] Sandro PETRUCCI, Cagliari nel Trecento. Politica, istituzioni, economia e società. Dalla conquista aragonese alla guerra tra Arborea ed Aragona (1323-1365), Dottorato europeo di ricerca in antropologia, storia medioevale, filologia e letterature del Mediterraneo occidentale in relazione alla Sardegna, Ciclo XX, Università degli Studi di Sassari Facoltà di Lettere e Filosofia, Dipartimento di teorie e ricerche dei sistemi culturali, Anno Accademico 2005-2006, pag. 86.
[2] Pasquale Tola, Historiae patriae monumenta, tomo X, Codex Diplomaticus Sardiniae, tomo I, Torino 1861, sec. XIV pag. 672.
[3] Francesco ARTIZZU, Pisani e catalani nella Sardegna medioevale, Padova 1973, pag. 119 e seguenti.
[4] Pasquale Tola, Historiae patriae monumenta, tomo X, Codex Diplomaticus Sardiniae, tomo I, Torino 1861, sec. XIV pag. 677;
[5] Marco TANGHERONI, Alcuni aspetti della politica mediterranea di Giacomo II d’Aragona alla fine del suo regno, in “Sardegna mediterranea”, Roma 1983, pag. 150.

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