1412, il fallito colpo di mano su Alghero
di Sergio Sailis
di Sergio Sailis
Una serie di versi scritti in
catalano (dei quali ne riportiamo alcuni passi nella versione a cura di M.A.
Roca Mussons) ci narrano di un tragico fatto d’armi accaduto 604 anni orsono la
notte tra il 5 e il 6 maggio 1412. Guglielmo Visconte di Narbona e Giudice d’Arborea infatti, alla testa di un contingente composto da francesi
e sassaresi, approfittando delle tenebre tenta un colpo di mano su Alghero,
munito baluardo catalano-aragonese. Gli aggressori riescono a scalare le mura e
penetrare all’interno della città ma l’audace impresa fallisce a causa della
pronta ed energica reazione dei difensori catalani e degli abitanti (comprese
le donne) che costringono gli assalitori alla fuga facendo loro subire numerose
perdite tra morti e prigionieri.
O visconte de narbona / Be haveu mala Raho /
devos escalar la terra / del molt alt Rey de Arago.
Escalada la aveu sens falla / mes lo Alguer
be hos ha costat / los millors homes de armes / los llurs caps y han dexiat /
ab molta ballestraria / y vergadas ab baldo / Dient Muiranlos françesos / que
nos hanfet la traiçio / del molt alt Rey de Arago.
O Visconte di Narbona / avete proprio torto
/ di scalare voi la terra / dell' Altissimo Re di Aragona.
L'avete scalata senza torcia / ma Alghero
molto vi è costata / i migliori uomini d'arme / v'hanno lasciato le loro teste
/ per la molta balestreria / e vergate di ferro / dicendo muoiano i francesi /
che hanno fatto tradimento / all' Altissimo Re di Aragona.
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(img. da Froissart relativa alla
Guerra dei Cent’Anni
dove Guglielmo di Narbona in seguito agli avvenimenti
sardi riuscirà a ritagliarsi uno spazio importante sino a trovare
la morte in
battaglia)
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Tra i personaggi di spicco
catturati dai catalani durante il fallito assalto figura il “bastart de Saboya”
ossia Umberto di Savoia (cugino Amedeo VII di Savoia il famoso Conte Rosso) che,
nonostante la sua condizione sociale, subirà prima una disonorevole impiccagione
- alla stregua di un ladro comune - e successivamente verrà decollato in una
piazza della città.
Enlo Bastart de Saboya / no hos y Cal pus
esperar / que Gia mes CastelIs ni viIas / no veureu pus escalar / puix que en
lo Alguer sens falla / pengiat lo han Com un lIadro / y tolta li han la testa /
lo endema dela açensio.
Nel Bastardo di Savoia / non dovete più
sperare / che mai non scalerà più / né castelli né ville / poi che in Alghero
con disonore / l'hanno impiccato come un ladro / e gli hanno tagliato la testa
/ l'indomani dell'Ascensione.
Finisce così tragicamente e
ingloriosamente l’avventura sarda di un esponente (seppur non di primo piano)
della famiglia Savoia la quale, curiosità del destino, circa trecento anni dopo
cingerà la corona del Regno di Sardegna.