lunedì 14 marzo 2011

DEI (Pimentel)

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DEI
di Sergio Sailis

Nomi alternativi:
Dej, Dey, Ei, Villadei

Descrizione e localizzazione geografica:
Probabilmente è da localizzarsi a circa 2,7 km a nord ovest di Pimentel, circa 600 m. a sinistra della S.P. n. 34 in direzione di Guasila in località S.Filippu/Sa costa di Ei circa 500-600 a nord delle domus de janas di Pranu Efis.

La localizzazione di questo centro nel passato è stata piuttosto controversa in quanto alcuni autori, tra i quali anche l’Angius, lo situavano in agro di Guasila (peraltro in sue siti distinti) mentre altri in agro di Pimentel.
Una lettura più accurata dei documenti pervenutici, ed in modo particolare della “donazione della Trexenta” ci consente di stabilire l’ubicazione della “villa”. Questo documento, per quanto sospettato di essere un falso diplomatistico e sul quale occorrerà ritornare, si dimostra estremamente preciso dal punto di vista geografico (la quasi totalità dei toponimi citati sono infatti ancora oggi individuabili), e colloca villa Dei tra il villaggio di Funtana Sinni e quello di Sioccu quindi proprio nella zona posta a nord ovest di Pimentel ai piedi di una modesta collina che porta il nome (non rilevato nelle carte topografiche) di “Sa costa Ei”. Quest’ipotesi è inoltre avvalorata dal fatto che sono stati rinvenuti affioramenti di materiale ceramico ed altri reperti di epoca romana e medievale.

La zona era densamente abitata sin dal periodo prenuragico come si evince dagli ipogei scavati sul bancone arenario di Pranu Efis (o S’acqua salida) e di quelli di Corongiu poco più a sud. La frequentazione è proseguita poi nel periodo nuragico del quale ci restano diverse rovine tra cui il limitrofo Nuraxi Bruncu Meurreddu, Nuraxi Bruncu de is Aruas (posto a circa 800 metri a sud-est) e, a circa 600 metri da questo, la tomba di giganti di Santu Pedru.
Del periodo romano, oltre al sito in cui sorse la villa, avanzano tracce di diversi altri piccoli centri posti nelle immediate vicinanze tra i quali si segnalano quelle di S’ingurtosu, S’Acchiuperiu e Santu Pedru.

Notizie e documenti storici:
La prima menzione della villa è probabilmente nella cosiddetta “donazione di Torchitorio” del 1219 che cita:
“... et daynnj (riferendosi al sito di Conca Cuaddu sempre in agro di Pimentel) deretu serra serra infini a pitzatzo dessa via qui calat de CALLARIS a MARMILLA, et de sa via de TREXENTA qui bait a sa villa de sanctu MACARJ; et innij lassadu su saltu dessa villa de Funtana SINNJ, et comenzat su saltu dessa villa de DEY dessa Contrada de TREXENTA cum sa villa de Sanctu MACARJ; de su pitzatzo de mesu dessas bias dessu castellu de CALLARIS a MARMILLA infini a Funtana Mozana, torrando deretu assu Nuraxi de Funtana Mozana; innij, lassadu su saltu dessa villa de DEY, comenzat su saltu dessa villa de SIOCO ...”

Dopo la scomparsa e lo smembramento del Giudicato di Cagliari avvenuto nel 1257-58 un terzo del territorio giudicale, tra cui anche la Trexenta, fu assegnato a Guglielmo di Capraia che rivestiva altresì la carica di Giudice di Arborea. A Guglielmo successe Mariano di Bas il quale nominò il Comune di Pisa erede universale. Alla morte di Mariano seguirono una serie di contese tra gli eredi Capraia e Pisa, e i territori facenti parte del terzo cagliaritano furono confiscati dal comune pisano nel 1307.
A partire dal 1313 Pisa prese ad amministrare direttamente i territori della Trexenta nominando dei rettori e dei funzionari e procedendo a periodici censimenti fiscali denominati “Composizioni”.

Nella composizione pisana del 1320-1322 viene riportata come “Cei” e doveva corrispondere al comune pisano complessivamente 14 lb e 10 soldi oltre alla consueta contribuzione in natura con grano e orzo.
Villa Cei suprascripte Curatorie
Pro datio suprascripte ville
lb. XII
Pro dirictu tabernarum suprascripte ville
lb. II s. X
Item grani starella
LXXXIIII
Item ordei starella
LIIII


Questa composizione successivamente confluì, nel 1358-1359, nel cosiddetto “Compartiment de Sardenya” realizzato dai catalano - aragonesi utilizzando appunto anche statistiche predisposte precedentemente dai pisani. In questo documento il villaggio viene correttamente riportato con il nome di “Dei”
Villa Dei qui segons lo dit VI componiment es tenguda de paguar lany per data.
En moneda     14 lb 12 s.
En forment LXXXIII sterells qui a raho de VI s. lasterell monta DIIII s. qui fan 25 lb. 4 s.
En ordi LIIII sterells qui a raho de III s. lasterell monta CLXII s. qui fan 8 lb. 12 s.

Come si vede tra le due versioni c’è qualche differenza di lieve entità attribuibile a qualche errore nella lettura dei manoscritti o nella fase di stampa.

A seguito della conquista dell’isola da parte dei catalano - aragonesi la villa venne infeudata dall’infante Alfonso al mercante maiorchino Arnau de Caça. Detta infeudazione fu alquanto travagliata in quanto si dovette ripetere più volte a causa di diversi errori presenti nel testo dei documenti.
Dopo la seconda e definitiva pace tra Aragona e Pisa la villa venne infeudata al comune toscano che la mantenne sino a che non perse tutti i territori posseduti nell’isola.

Dalle Rationes Decimarum Italiae rileviamo che negli anni 1341 e 1342 il rettore della chiesa (della quale purtroppo non conosciamo l’intitolazione) era un certo presbitero Arnaldo (o Arnaudo) Martini mentre negli anni 1346-1350 era un certo presbitero Johanne. Quest’ultimo è tale Giovanni Testore che invoca da Papa Clemente VI speciali facoltà per il suo confessore senza passare per la potestà vescovile. Le sue richieste vengono accolte dal Papa nell’aprile del 1350.

L’ambigua situazione ed il precario equilibrio venutosi a creare con la seconda pace tra Pisa e Aragona e le vessazioni che i funzionari iberici perpetuavano ai danni del comune toscano nonchè degli abitanti dei villaggi sottoposti al controllo dello stesso è ben nota in letteratura. Uno di questi casi riguarda proprio un abitante di Dei.
Infatti nel 1345 un certo Giovanni Squirri (che nella composizione pisana del 1359 ritroviamo elencato tra i “maioribus”) presentava una petizione al Comune di Pisa lamentandosi del fatto che il catalano Pere Marti, in qualità di procuratore del “monasterij sancte Girche”, gli avesse ingiustamente sottratto 200 pecore e 150 agnelli di sua proprietà per debiti che il Comune Pisano aveva nei confronti del suddetto monastero. Era infatti insorta una causa tra il monastero di Santa Greca e Ceo Tempanelli, vicario pro – tempore di Pisa per le curatorie sarde, relativamente ai redditi della villa di Aulis (da identificarsi con la vicina Alliri/Arilis) sempre in Trexenta ed il governatore di Cagliari, investito della questione, sentenziò in favore del monastero. La commissione di Savi interpellata per l’occasione si espresse favorevolmente alle giuste richieste di risarcimento avanzate dallo Squirro che venne pertanto risarcito.

Nella VI compositio realizzata dal comune pisano nel 1359 vediamo un leggero incremento del gettito atteso in moneta mentre, per quanto riguarda le contribuzioni in natura, vediamo che cala decisamente il prelievo in grano ed aumenta quello in orzo. Nel dettaglio le stime erano le seguenti:
Pro datio suprascripte
lb. 13
Pro dirictu tabernarum
lb. 2 s. 10
grani starella
60
ordei starella
60


A quanto sopra si doveva aggiungere il prelievo una - tantum di uno starello di grano e uno d’orzo dovuto dai “palators”.
Nella composizione vengono elencati nominativamente e per categoria i singoli contribuenti con la corrispondente stima degli introiti:

- tra i “maioribus” che aravano con un giogo troviamo:
Petrus Angnese stimato per libbre 50;
Salvatore de Asseni stimato per libbre 37;
Orabuona de Lacchono stimato per libbre 17;
Mutalus Unalis stimato per libbre 10;
Jacchus Dorru stimato per libbre 6;
Nicola Squirro stimato per libbre 7;
Barazone Larderis stimato per libbre 16;
Salvatore Orlandi stimato per libbre 20,
Morrone de Asseni stimato per libbre 20,
Filippus de Capoterra stimato per libbre 17;

- sono invece definiti “maioribus et arant ad jocum unum pro quolibet
Arsocchus Larderis stimato per libbre 5,
Johannes Calzularius stimato per libre 5

- Tra i « minoribus » e i « palatores » che non aravano ma che comunque abitavano stabilmente nella villa troviamo:
Saltarus Unalis stimato per libbre 8,
Julianus Seta stimato per libbre 6;
Petrus Dessori stimato per libbre 1/2,
Gonnarius Tronci stimato per libbre 12;
Augostinus Spanus stimato per libbre 2;
Salvatore de Mutalo stimato per libbre 6

- Infine tra i “liberi et terrales ab equo” vengono riportati:
Johannes de Capoterra,
Barazone de Asseni.

La villa è altresì menzionata nei conti del sale dai quali risulta che abitanti del villaggio avevano effettuate acquisti dalle saline di Cagliari negli anni 1352/53, 1361/62, 1362/1363 e 1389/90.
In particolare tra il 07/03/1362 e il 19/04/1363 alcuni abitanti di Dei, per la precisione Perdo Tronxo, Perdo Arsedi, Marian Conyo, Barison d’Atzeni e Vinsenso Caboderra, acquistarono complessivamente 8,5 quartini di sale (circa 1.105 kg) in 5 distinte operazioni. La merce veniva poi trasportata tramite carri.
Da notare che a distanza di un lustro solo uno di questi acquirenti, Barison d’Atzeni, è presente anche nella composizione fatta da Pisa del 1359 nella quale era ricompreso tra i “liberi et terrale ab equo”.

Nel 1365 unitamente al resto della Trexenta il villaggio passò sotto il controllo arborense per un tempo imprecisato ritornando agli aragonesi dopo la disfatta di Guglielmo III di Narbona nella battaglia di Sanluri del 30 giugno 1409. La Trexenta per qualche anno venne amministrata sotto la diretta gestione reale sino al 1421 allorchè venne infeudata a Giacomo de Besora.

Luoghi di culto:
Il villaggio apparteneva alla Diocesi di Dolia. Non sono noti edifici di culto ma l’idronimo del torrente “Santu Fibippu” (San Filippo) che nasce poco lontano e attraversa il sito in cui sorgeva il centro abitato potrebbe lasciar trasparire qualche indizio su un eventuale chiesa posta nelle vicinanze ma al momento non risultano attestazioni scritte ma solo conferme dalla tradizione orale.

Sergio Sailis

1 commento:

  1. Attorno alla metà del XIV sec. la parrocchiale del villaggio era intitolata a Sant'Elena della quale ci rimane esclusivamente l'agiotoponimo.
    Sergio Sailis

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