mercoledì 3 luglio 2013

Guillem Sa Joncosa signore di San Basilio e Aluta

Guillem Sa Joncosa signore di San Basilio e Aluta
(scheda sul villaggio di Aluda)
di Antonio Forci*
Guillem Sa Joncosa è uno dei protagonisti meno conosciuti della prima età feudale in Trexenta. Del resto assai scarse sono le notizie che riguardano la sua vita, così come oscure sono la sua condizione e le ascendenze familiari[1].
Il cognomen denuncia una chiara origine catalana, forse dalla regione del Penedès a cavallo tra le attuali province di Tarragona e Barcellona, dove il toponimo Sa/La Joncosa (femminile dell’aggettivo joncós, lett. ‘luogo pieno di giunchi’)[2] è documentato alle


falde orientali de El Montmell (Baix Penedès)[3] e presso Gelida (Alt Penedès) dove, nell’attuale località di Can Rossel de la Muntanya, gli studi più recenti concordano nel localizzare la commenda templare de la Joncosa. Il toponimo, oggi estinto, è documentato per la prima volta nel 1142 quando ai templari fu donato il mas de Sant Pere, situato nei confini del castello di Gelida «infra Junchusam et Valilongam». Successivamente, nel 1309, il re Giacomo II d’Aragona cita il «castrum nostrum de Gilida cum Masone sive domo de la Joncosa que fuit Militie Templi», dato in permuta alla contessa di Pallars. A titolo di curiosità notiamo che circa trent’anni dopo il castello di Gelida e l’antico possesso templare de la Joncosa passarono al giudice d’Arborea[4].
L’attestazione di un Bartholomeus Joncosa operante come notaio a Vilafranca del Penedès nel 1345[5] è un dato di supporto a questa ipotetica provenienza, non dimenticando che in provincia di Lerida esiste il paese di Juncosa (Les Garrigues), la cui pronuncia era Joncosa nel corso del secolo XIV[6].
Partecipò attivamente alla campagna di conquista della Sardegna tanto da perdere due cavalli al servizio della Corona[7] ed era, per un qualche incarico a noi sconosciuto, in contatto con la corte se inviò all’infante Alfonso una relazione sulla nomina di Miguel Perez de Guasillo a podestà di Sassari[8].
Con carta del 5 novembre 1324 l’infante gli concesse in feudo secondo il costume d’Italia e col servizio di un cavallo armato le ville di Aluta e San Basilio site nella curatoria di Trexenta: in pianura l’una, oggi scomparsa, localizzabile qualche chilometro a sud di Senorbì ove sopravvive il toponimo Corte Auda[9], in territorio collinare al confine col Gerrei l’altra, ancora esistente. Le clausole della donazione prevedevano a vantaggio dell’infante le riserve del mero e misto imperio, del laudemio, della fatica di trenta giorni e del diritto di appello da parte degli abitanti così che la giurisdizione del feudatario risultava alquanto limitata[10].
Il nostro Guillem, attirato dalla concessione di questi feudi, aveva venduto tutto ciò che aveva in Catalogna destinando le sue risorse finanziarie al miglioramento dei nuovi possessi sardi, piantando alberi, costruendo edifici, facendo lavorare le terre[11]. Il suo investimento tuttavia non fu ben ripagato.
Del tutto ignaro di diritto feudale, lui che non deteneva né il mero né il misto imperio, aveva riunito il tradizionale tribunale di villaggio, la corona, determinando la condanna a morte di alcuni suoi vassalli e l’incendio delle loro case. Per ciò era stato perseguito e condannato al sequestro dei beni, pena poi revocata dopo la presentazione di una memoria difensiva presso il re Giacomo II[12].
Inoltre dopo la seconda pace stipulata tra Aragona e Pisa[13] perse nel 1326 le sue ville di San Basilio e Aluta giungendo ad implorare l’infante Alfonso affinché gli concedesse un indennizzo pecuniario indispensabile al suo sostentamento. L’infante, accolta benignamente la supplica, ordinò ai suoi amministratori generali dei redditi nel regno di Sardegna di ammettere Guillem Sa Joncosa nel novero degli stipendiati per un cavallo armato[14] e che vi fosse mantenuto fin tanto che non fosse stato completamente risarcito[15]. In alternativa, che gli fosse conferito un ufficio dal salario congruo, tale da permettergli una vita decorosa[16]. In un’altra lettera, prima spedita poi fatta restituire e distruggere, l’infante ordinava semplicemente che fosse corrisposto al Joncosa quanto a lui dovuto dalla regia curia per la perdita delle suddette ville trexentesi[17].
Quando, a partire dal 1328 circa, furono espulsi dal castello di Cagliari gli ultimi pisani che ancora vi risiedevano, a Guillem Sa Joncosa fu assegnato un alloggio in ruga mercatorum dal valore di 60 libbre[18], dopo di che non abbiamo più sue notizie.
  
* Antonio FORCI, Feudi e feudatari in Trexenta (Sardegna meridionale) agli esordi della dominazione catalano-aragonese (1324-1326), in “Sardinia. A Mediterranean Crossroads. 12th Annual Mediterranean Studies Congress (Cagliari, 27-30 maggio 2009)” a cura di Olivetta Schena e Luciano Gallinari, ora in “RiMe. Rivista dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea”, n. 4, giugno 2010, Cagliari 2010.
 

[1] L’ipotesi di una sua estrazione cittadina, a dire il vero poco convincente, è in Cécil CRABOT, Noblesse urbaine et féodalité: les citoyens catalano-aragonais feudataires en Sardaigne, in “Anuario de Estudios Medievales”, 32/2, 2002, p. 843.
[2] Cfr. DCVB, s.v. Juncosa.
[3] Cfr. Pere CATALÀ I ROCA, Miquel BRASÓ I VAQUÉS, Castell de Montmell, in Pere CATALÀ I ROCA (ed.), Els castells catalans, vol. III, Rafael Dalmau Editor, Barcelona 1992, pp. 810-812; Generalitat de Catalunya (ed.), Nomenclàtor oficial de toponímia major de Catalunya, Barcelona 2003, s.v. el Montmell, pp. 414-415.
[4] Cfr. Ramon ROVIRA-TOBELLA, Un mas de l’Orde del Temple a Gelida: fundació d’un nucli?, in “Miscel·lània Penedesenca”, XVII, 1993, pp. 229-244; Joan FUGUET I SANS, Ramon ROVIRA-TOBELLA, Aclariments sobre la comanda templera de la Joncosa del Penedès, in “Analecta Sacra Tarraconensia”, LXVII, 1, 1994, pp. 569-576; Joan FUGUET I SANS, L’arquitectura dels templers a Catalunya, Barcelona, 1995, pp. 291-297.
[5] Cfr. Jocelyn Nigel HILLGARTH, Giulio SILANO, The Register Notule Communium 14 of the Diocese of Barcelona (1345-1348): A Calendar with Selected Documents, Toronto 1983, pp. 27, 34.
[6] Nomenclàtor oficial de toponímia major de Catalunya cit., s.v. Juncosa, pp. 454- 455.
[7] ACA, Real Cancillería, reg. 396, ff. 22r (1323 ottobre 27, assedio di Villa di Chiesa), 72v (1324 marzo 13, assedio del Castello di Cagliari).
[8] ACA, Real Cancillería, reg. 396, f. 39v (1323 ottobre 28, assedio di Villa di Chiesa).
[9] Cfr. Luisanna USAI, Tracce di insediamenti dalla preistoria al Medio Evo in località Corte Auda di Senorbì (Sardegna), in “Studi per l’Ecologia de Quaternario”, VIII, 1986, pp. 147-167; Luisanna USAI, Donatella SALVi, Corte Auda, in Museo Sa Domu Nosta, Cagliari 1990, pp. 86-91.
[10] ACA, Real Cancillería, reg. 398, ff. 51r-52r (1324 novembre 5, Lerida).
[11] Cfr. Marco TANGHERONI, La «Carta de Logu» del giudicato di Cagliari. Studio ed edizione di alcuni suoi capitoli, in Italo BIROCCHI, Antonello MATTONE (eds.), La Carta de Logu d’Arborea nella storia del diritto medievale e moderno, Laterza, Roma-Bari, 2004, p. 217.
[12] Ibidem; ACA, Real Cancillería, reg. 403, ff. 59v-60r (1327 aprile 2, Saragozza).
[13] ACA, Real Cancillería, reg. 400, ff. 205r-212r: cfr. Pasquale TOLA, Codex Diplomaticus Sardiniae cit., t. I/2, sec. XIV, doc. XXXII, pp. 677-681.
[14] ACA, Real Cancillería, reg. 403, ff. 53v-54r (1327 marzo 9, Daroca).
[15] ACA, Real Cancillería, reg. 403, ff. 59v-60r (1327 aprile 2, Saragozza).
[16] Cfr. supra, nota 292.
[17] ACA, Real Cancillería, reg. 403, ff. 53v-54r (1327 marzo 9, Daroca).
[18] Cfr. Rafael CONDE Y DELGADO DE MOLINA, Antonio Maria ARAGÓ CABAÑAS, Castell de Càller. Cagliari catalano-aragonese cit., p. 66, n° 269.

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