martedì 9 luglio 2013

Le parrocchiali trexentesi nel XIV secolo

Le parrocchiali trexentesi nel XIV secolo
di Sergio Sailis
 
Un interessantissimo - e nonostante la sua notevole importanza purtroppo ancora inedito - manoscritto presente nell’Archivio della Corona d’Aragona noto come "Taxationis Benefficiorum Regni Sardiniae"[1] ascrivibile alla metà del ‘300 ci consente di avere delle conferme ed alcune sorprese in merito alle parrocchiali dei villaggi della Trexenta nel periodo medioevale.
 
Questo prezioso documento, pur nella sua

scarna e burocratica elencazione, è molto importante perché nonostante la grafia a volte non perfettamente leggibile e la frequente errata trascrizione dei nomi (probabilmente dovuta alla nazionalità dell’estensore quasi sicuramente catalano-aragonese) - a differenza delle ben più famose “Rationes Decimarum Italiae” a suo tempo edite dal Sella - oltre ad esporre distintamente per diocesi le prebende dei vari canonicati fa menzione sia dei villaggi che dell’intitolazione delle relative chiese; ciò ha consentito quindi di avere maggiori elementi per localizzare alcuni villaggi per i quali sino ad ora l’esatta ubicazione restava problematica.
 
Da questo documento possiamo rilevare che la chiesa di Guasila era, oggi come allora, intitolata a Santa Maria, così come quella di Seuni a Santa Vittoria; quella di Sisini invece era intitolata a San Pietro – oggi scomparsa ma che era situata a qualche centinaio di metri a nord dell’attuale abitato - e questo era noto in quanto già nei “Quinque libri” viene riportata la precedente intitolazione ai Santi Pietro e Paolo mentre l’attuale chiesa (dedicata alla Beata Vergine della Difesa) è di costruzione recente ed il cambiamento venne riportato anche dall’Angius.
 
La parrocchiale di Guamaggiore era intitolata invece a San Pietro - situata alla periferia dell’odierno abitato – se ne aveva traccia nella tradizione orale ma non si avevano prove documentali; l’attuale parrocchiale intitolata a San Sebastiano Martire è comunque attestata con questa funzione già dal 1561. Guamaggiore è un caso particolare in quanto nell’arco di qualche secolo risulta abbia avuto tre parrocchiali diverse; oltre alle due su menzionate infatti risulta documentata in tal senso anche la chiesa di Santa Maria Maggiore che era situata nelle immediate vicinanze della chiesa di San Pietro e oggi non più esistente in quanto finita di demolire nel 1969.
 
La chiesa di Sebera era intitolata a San Bartolomeo (di essa rimangono i ruderi, recentemente oggetto di anastilosi, in territorio di Ortacesus) e questo ci consente di definire la “vexata quaestio” sull’ubicazione del villaggio nel territorio di Ortacesus o in quello di Guasila a causa di toponimi identici e di sfatare nel contempo la tradizione tanto cara agli abitanti di Ortacesus che ritengono il loro abitato fondato dalla diaspora degli abitanti dell’insediamento pertinente a San Bartolomeo nonostante i molteplici documenti attestanti la contemporanea esistenza dei due villaggi. Viene quindi confermata l’ intitolazione della chiesa di Ortacesus (ancora oggi dedicata a San Pietro) e ci documenta sull’intitolazione a San Giacomo della chiesa di Siocco della quale purtroppo non rimane più alcuna traccia se non l’agiotoponimo (in comune di Ortacesus) e conferma la tradizione orale sulla presenza di un’antica chiesa così intitolata anche se non veniva riferita specificatamente al villaggio di Sioccu.
 
La chiesa di Selegas era anche allora intitolata a Sant’Anna mentre sono curiosi i casi di Simieri (la chiesa era intitolata a San Giorgio) e di Arco (chiesa dedicata a San Giovanni) per le quali non rimane alcuna traccia neanche nei toponimi; inoltre nel caso di Simieri il dato è ancora più interessante in quanto il villaggio è ascritto alla diocesi di Dolia anzichè a quella di Suelli come sarebbe dovuto essere se prestiamo fede agli atti di donazione fatti dai Giudici di Cagliari (sui quali comunque pesano dubbi di autenticità) a quest'ultimo vescovato e che nei secoli successivi originò una lunga controvversia giudiziaria con i feudatari iberici per il suo possesso che si concluse negli anni '70 del XV sec. con sentenza a loro sfavorevole. Abbiamo la conferma di Santa Maria per Bangiu Donico in territorio di Ortacesus (un accenno non esplicito era riportato nelle composizioni pisane del 1359 ma non c’era la certezza documentale della sua esistenza pur essendoci qualche indizio anche nella tradizione orale) mentre era intitolata a Sant’Elena la parrocchiale di Aliri (del quale permane un toponimo in territorio di Samatzai) ma che, a causa della scarsa chiarezza della grafia, il termine riportato di Alina potrebbe anche essere inteso come deformazione di Aluda (Auda).
 
Molto importante anche l’indicazione per Donigala Alba dove l’abbinamento del villaggio con la chiesa intitolata a San Teodoro ci permette di poter localizzare il villaggio nei pressi del colle di Santu Teru in comune di Senorbì. La parrocchiale di Barrali era invece intitolata a Sant’ Elia (della quale rimane esclusivamente il toponimo) mentre l’attuale intitolazione a Santa Lucia è conseguente alla rifondazione del villaggio nel XVII sec. nei pressi di una preesistente chiesa (documentata dal XII sec.) intitolata a questa santa e situata alla periferia dell’originario villaggio medioevale.
 
Non ha subito modifiche invece l’intitolazione della parrocchiale di Segariu (pur nella scarsa chiarezza della grafia) anche allora intitolata a San Giorgio Martire.
 
Il villaggio di Dei aveva invece la parrocchiale intitolata a Sant’Elena.
 
Il documento ci ha inoltre consentito di localizzare il villaggio di Corongiu (che nei documenti medioevali risulta alternativamente inserito nella curatoria di Parteolla o della Trexenta e da alcuni studiosi localizzato nei pressi di Dolianova o di Monastir) in quanto anche in questo caso per l’abbinamento con la chiesa intitolata ai Santi Filippo e Giacomo della quale ci rimane solo qualche rudere di scarsa lettura oltre al toponimo in agro di Pimentel allora non ancora esistente.
 
Una sorpresa ci viene invece dall’apprendere che la parrocchiale di Bangiu de Arili fosse intitolata a San Salvatore (della quale non ci rimane alcuna traccia neanche nella toponomastica) in quanto la chiesa medioevale pervenutaci, oggi in territorio di Guasila, è intitolata a N.S. d’Itria; purtroppo non sappiamo se questa chiesa nel corso dei secoli abbia cambiato intitolazione oppure se nel villaggio erano presenti diversi edifici chiesastici.
 
Anche per San Basilio abbiamo la conferma che la precedente intitolazione della parrocchia era in onore di San Basilio Magno mentre l’attuale intitolazione a San Pietro è presente almeno dal 1643 come si desume dai “Quinque libri”. Vengono confermate le intitolazioni delle parrocchiali di Sant’Andrea Frius (a Sant’Andrea Apostolo), Senorbì (a Santa Barbara) e Segolay (la chiesa di San Nicola, oggi meglio nota come Santa Mariedda, è ora alla periferia di Senorbì) mentre quella di Arixi era intitolata a Santa Lucia (la chiesa, nonostante diversi e profondi rimaneggiamenti è ancora oggi esistente alla periferia di Arixi) anche se già almeno dal 1597, come risulta dai “Quinque libri”, la parrocchiale era diventata la chiesa di Santa Maria Assunta.
 
 
 
 
 













[1] Si ringraziano gli amici Giovanni Deriu per aver cortesemente fornito uno stralcio del documento e Antonio Forci per la collaborazione alla trascrizione.

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