lunedì 4 giugno 2018

Sisini


Immagini della Trexenta ottocentesca: Sisini
 
(Sisini viene inserito in questo spazio in quanto attualmente è parte integrante del comune di Senorbì anche se storicamente apparteneva alla curatoria di Siurgus)

 
 
SISINI, villaggio della Sardegna nella divisione e provincia di Cagliari, compreso nel mandamento di Senorbì, sotto il tribunale di prima cognizione di Cagliari, e nella Trecenta antico cantone del regno di Cagliari.
La sua posizione geografica è nella latitudine 29° 33' 50", e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 3'.
Siede sopra la falda d’un colle tra due vallette, una a levante, e l’altra a ponente, ventilato da tramontana ed altre parti, meno però da sirocco, dove il terreno elevasi notevolmente nelle eminenze di s. Basilio.
Nell’estate vi si patisce non poco del caldo, e nell’inverno del freddumido. In questa stagione cade talvolta della neve, che presto è disciolta.
Le pioggie sono qui pure scarse, la nebbia rara; non pertanto l’umidità vi è sentita spesso e massime ne’ crepuscoli.
L’aria si riconosce malsana, sebbene non tanto, quanto in altre regioni della Trecenta.
 
Territorio. È piuttosto ristretto, e forse non comprende tre miglia quadrate.
Sono nel paese molti pozzi, le cui acque sono non solo disgustose, ma gravi allo stomaco, sebbene si creda che convengano molto al bestiame, che prospera, come pare, quando si abbevera delle medesime.
Fonte pubblica. Pare sia questa un’acqua minerale, di cui però non si conosce nessun ingrediente, giacchè non si può accertare che abbia del ferro, come pare ad alcuni dal gusto. Questo gusto non la rende molto potabile ai non avvezzi; ma quelli che la bevono se ne lodano assai, perchè subito si digerisce, e molto giova allo stomaco. Essa è di una gran limpidità, scioglie assai bene il sapone, e serve a cuocere i legumi con la massima facilità, le quali doti la rendono pregiatissima sopre tutte le altre fonti, che sono inutili per lavare e cuocere.
Questa fonte trovasi in distanza di pochi minuti dall’abitato presso e di contro all’antica parrocchia. È stata scavata a poco più di due metri dalla superficie, poco più d’un metro sotto la roccia, e sgorga da una larga vena con molta copia e forza, sì che se il recipiente fosse fatto nel modo conveniente l’acqua salirebbe e si potrebbe avere un rivo. La poca attenzione che si ha nell’attingere fa che nel bacino cada la terra, e questo rende l’acqua men pura. Il comune sebbene povero si è più volte quotizzato per circondare il cratere di una sponda che impedisce la mescolanza della terra e altre materie all’acqua, ma queste quote gli esattori le applicarono ad altro oggetto.
Scorrono in questo territorio quattro rivoli, i quali a mezzo miglio sono riuniti in un solo fiumicello, che si cognomina di s. Cosimo.
Il principale de’ medesimi comincia a settentrione del paese a migl. 5 1/2 dalla fonte, detta Mitza de Tupperi, e si accresce di altri ruscelli prima di entrare nel sisinese. Entratovi e giunto a poca distanza dal paese dalla parte di greco riceve il rivolo di Seurgus, onde proceduto un miglio riceve proveniente dal levante le acque del monte di s. Basilio, e dopo poco men di un altro miglio riceve dall’altra parte (la destra) una parte delle acque di Seuni.
Sono rari i vegetabili di alto fusto, che si trovano in questo territorio, perchè sempre si è distrutto senza nessuna previdenza. Come i viventi patiscono per l’incuria dei maggiori, così patiranno i posteri, se non si cangi tenore, come è sperabile.
Di animali selvatici non si hanno altre specie, che lepri e conigli. La generazione di questi ultimi è tanto cresciuta che possono cagionare un notevole danno a’ seminati.
Delle specie di volatili citeremo le pernici, che può prendere chi vuole in ogni stagione, e le tortorelle che sono in gran numero nell’estate e nell’autunno.
 
Popolazione. Nel censimento del 1846 si notarono viventi in questo comune anime 211, distribuite in famiglie 52, e in case 46 (?).
Si distinguevano, secondo l’età in uno ed altro sesso, nelle seguenti parziali, sotto i 5 anni, maschi 16, femmine 11; sotto i 10, mas. 9, fem. 10; sotto i 20, mas. 23, fem. 24; sotto i 30, mas. 19, fem. 11; sotto i 40, mas. 24, fem. 21; sotto i 50, mas. 14, fem. 13; sotto i 60, mas. 5, fem. 7; sotto i 70, mas. 1, fem. 2; sotto i 100, fem. 1.
Rispettivamente poi alla condizione domestica il totale 111 di maschi si divideva in scapoli 68, ammogliati 39, vedovi 4; il totale 100 delle femmine in zitelle 45, maritate 46, vedove 9.
Questa popolazione invece di crescere va sempre diminuendo. Nelle note prese da me nel 1836 il numero delle anime era di 250.
Cagione di questa diminuzione vuolsi sia la ristrettezza del territorio, essendo molto vicini all’abitato i limiti di Suelli che era feudo dell’arcivescovo di Cagliari, a ponente ed a maestro; quelli di Seurgus dalla parte di levante e scirocco, col territorio demaniale, dove già fu l’antico villaggio di Sarassi, che apparteneva al feudatario duca di Mandas ed ora è tenuto in enfiteusi dal cav. Ignazio Cossu, professore di medicina nella università di Cagliari; ma come ognun vede, se il territorio che resta eguaglia forse le tre miglia quadrate, e se questo basterebbe non a tante anime quante abbiamo notato, ma al quadruplo, è da dirsi che la vera causa della spopolazione sia nella nessuna industria degli abitanti.
In altro tempo il territorio di Sisini credesi fosse più esteso; ma dal 1583 in virtù d’una sentenza che si emanò in una lite tra D. Salvatore Satrillas, signore dell’Incontrada di Gerrei e di Sisini, e il signore di Seurgus e di Mandas, questo territorio fu ridotto a’ termini attuali.
Notasi però che non ostante tanto ristringimento di territorio la popolazione restò ancora numerosa sin intorno al 1648, quando imperversò una epidemia tanto mortifera, onde perì la massima parte della popolazione non rimanendovi più nè preti, nè notai. Consta questo da un istromento catalano della causa pia, dove si parla della morte di uno de’ principali del paese e de’ più opulenti, che nominavasi Antonio Palla, del quale trovossi pure memoria in un frammento della lapida che copriva la tomba della famiglia: sepultura de Antoni Palla e Palonia Sanna et de sus hereus MDCXLVIII.
A prova della maggior popolazione che in altro tempo abitava Sisini sono le molte vestigie di fabbricati, che si osservano intorno.
Avviene qualche anno che non si celebri alcun matrimonio. In media però se ne potrebbero dare a ciascun anno 3.
Le nascite possono sommare a 10. La metà dei nati muore ordinariamente dentro il triennio, come accade nelle altre parti della Trecenta, perchè in quei primi anni sono generalmente i bambini soggetti a febbri putride.
Questa morbosa disposizione si attribuisce al latte che secernono le madri nel nutrimento malsano e segnatamente nell’abuso delle frutta immature, di cui son ghiotte, ed inoltre al patimento delle medesime, che nel tempo della messe vanno a spigolare e depongono i piccoli sopra le ardenti zolle. Che nell’assegnamento di questa causa sia ragionevolezza apparisce da ciò che nelle case agiate dove le madri sono nutrite salubremente e non si espongono all’inclemenza estiva i piccoli prosperano, e da quest’altro che la mortalità de’ grandi e de’ piccoli è più frequente dall’agosto all’ottobre, che in altri mesi.
A questa mortalità finora contribuirono molto i flebotomi che facendo come fanno in luoghi cultissimi i famosi medici, cioè adoperando il salasso come panacea universale ottenevano lo stesso effetto di spegnere i malati. La prova è patente perchè come si cessa in qualche parte dall’abuso del salasso la mortalità diminuisce. Alcuni parrochi hanno avuto abbastanza di autorità da reprimere il loro istinto sanguinario consigliando medicamenti meno pericolosi, gli emetici ed i purganti.
I sisinesi sono come altri abitanti de’ luoghi di aria bassa ed insalubre poco temperanti nel bevere ed amano i liquori.
Vedesi molto amore alla pulizia e costumasi poco prima delle solennità di imbiancare con certa argilla, simile alla calce, le mura e il pavimento delle case, ed anche le loggie.
Il ballo è il solito divertimento, e si tiene assalariato un suonatore di lionelle o di flauto e tamburo, perchè possa il popolo ricrearsi ne’ giorni festivi di mattina e di sera.
Sono occupati nell’agraria persone 70, nella pastorizia 20, ne’ mestieri 3. Le donne si occupano in filare e tessere e lino e lana.
Mancò finora ogni istruzione e non si è aperta ancora una scuola primaria.
 
Agricoltura. Il terreno è atto a tutte le maniere di cultura ed è di una gran feracità.
La parte occidentale è poco atta alla vigna perchè essendo piana e la terra molto argillosa si indurisce nella siccità e si fende; ma nell’orientale dove il suolo si rileva in varie collinette vi prosperano pure le viti e danno vino buono, se il mosto sia ben manipolato. Siccome però importa più la coltivazione del grano, così quella delle viti è praticata da pochi.
Le regioni culte sono, come generalmente nelle altre parti, divise in due, nelle quali si alterna la seminagione del frumento e dell’orzo.
In ciascuna di queste si posson seminare da 250 a 500 starelli di grano, e 70 d’orzo: nell’altra che si tiene a maggese e si prepara per l’anno seguente si sogliono seminare circa 150 starelli tra fave, ceci, lenticchie, ecc. Il frutto medio delle varie specie si computa al duodecimo.
L’orticoltura si esercita da pochissimi per il solo bisogno della casa; ma nell’estate si piantano a secco de’ meloni, che danno frutti gustosissimi, i quali appesi in luogo ventilato durano sino al marzo.
Le terre chiuse per pastura e seminatura alternata, sono poche e piccole: ma vi si semina più spesso ed allora bisogna pagare per il pascolo degli animali di servigio nelle terre de’ paesi vicini.
Ne’ poderi si hanno alberi fruttiferi di diverse specie, e più comunemente peri, susini, mandorli, fichi, ecc. I proprietari ne godon poco, perchè i ladri tolgon le frutta prima che sieno ben mature.
 
Pastorizia. Si hanno in Sisini buoi per l’agricoltura 60, cavalli 16, giumenti 40, majali 25.
Il bestiame rude comprende capi vaccini 120, pecore 850, cavalle 20, porci 300, i quali nel tempo delle ghiande si portano in altri territori, dove sieno selve.
 
Commercio. Sisini dista poco più di un miglio da Suelli, dove passa la strada orientale, per cui si va a Cagliari e si possono trasportare i prodotti agrari. La somma che si guadagna è poco notevole.
 
Religione. Questo popolo già compreso nella diocesi di Dolia ora resta sotto la giurisdizione dell’arcivescovo di Cagliari ed è amministrato nelle cose spirituali da un parroco, che ha il titolo di rettore ed è assistito da un altro prete.
Sino al 1826 era parrocchiale la chiesa di s. Pietro apostolo; ma perchè essa che in altro tempo era in mezzo all’antico maggior abitato, restava fuori alla distanza di 5 minuti dal presente paese ed era però poco comodo al popolo ed ai preti l’andarvi, se ne fabbricò un’altra nel centro di questo presso la casa rettorale e fu dedicata al Patrocinio della B. V., o come dicono alla N. Donna della Difesa.
Non essendosi formato un campo santo secondo le regole si seppelliscono i defunti nella suddetta antica parrocchia e nel suo recinto.
Resta la memoria con le vestigie di due chiese rurali, ed una di esse, dedicata alla Vergine Assunta, trovavasi alle spalle della suddetta chiesa di s. Pietro, l’altra a s. Basilio presso i ruderi del nuraghe che si denomina da questo santo.
Nella prima festeggiavasi per otto giorni con gran concorso di gente e grandi conviti.
Intorno alla seconda si osservano vestigie di non piccolo abitato e si nota la forma circolare delle fondamenta (?). Si potrebbe credere che quelle abitazioni fossero come si vedono ancora certe grandi capanne con muro circolare, sul quale sorge il tetto in figura di un cono costrutto di travi e vestito di frasche e fieno.
Nuraghi. In tre eminenze intorno al paese e distanti una dall’altra un quarto d’ora incirca erano tre nuraghi.
Ora due di essi sono in massima parte distrutti, il terzo conserva ancora la sua forma ed è alto circa metri 7, il quale per buona sorte non fu distrutto con gli altri nel principio di questo secolo dagli stolidi ricercatori de’ tesori.
Uno di questi nuraghi è nell’eminenza, in cui è posta l’antica parrocchia; l’altro in quello di Casaspu; il terzo è l’esistente che dicesi nuraghe-mannu.
 



[1] Vittorio ANGIUS, in Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna (a cura di Goffredo CASALIS), vol. XX, Torino 1850, pagg. 227-232.

.

 

Nessun commento:

Posta un commento