lunedì 7 marzo 2011

ARCHU (Selegas)

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ARCO
di Sergio Sailis

Nomi alternativi:
Arcu, Archu, Arcuasila, Arcedda


Descrizione e localizzazione geografica:
I.G.M.: Foglio 548 sezione IV – Senorbì, scala 1:25.000

La villa sarebbe da localizzare in prossimità del confine tra i territori degli attuali comuni di Selegas, Senorbì e Ortacesus e più precisamente in località Pauli Arco quasi in prossimità della confluenza dei torrenti Riu Canali e Riu Cixi proprio ai piedi della collina su cui residuano i ruderi del nuraghe Corru Cottu circa 2 km a nord/nord-ovest di Senorbì quasi a metà strada con Ortacesus ed a circa 3 km da Selegas.
Il territorio di pertinenza del villaggio era ricompreso negli attuali territori di Selegas, Ortacesus e Senorbì e comprendeva una zona leggermente ondulata molto fertile a tratti parzialmente paludosa per effetto dei torrenti che la attraversavano e oggi ormai completamente bonificato.

Alcuni autori ritengono che il villaggio sorgesse in prossimità dei ruderi della chiesa di N.S. d’Itria mentre altri ritengono che fosse a qualche centinaio di metri di distanza in località Pranu Arcedda. La prima ipotesi resta la più plausibile in quanto nei dintorni della chiesa sono presenti numerosi resti di embrici e di altri materiali di cultura che denotano la presenza di un insediamento medioevale.

Per raggiungere il sito la via più comoda, partendo da Senorbì, è quella di percorrere la S.S. 597 in direzione Ortacesus per circa 1,2 km quindi si abbandona la statale svoltando in una stradina sterrata sulla destra poco oltre il Nuraxi Mannu di Simieri e si prosegue poi per circa 800 metri sino ad arrivare ai ruderi della chiesa anzidetta.

Il territorio della villa confinava con quello di Selegas, Cixi, di Simieri, di Villacampo e di Ortacesus.

Notizie e documenti storici:

La prima menzione della villa è probabilmente in un documento del 1089. Successivamente un altro documento del 2 marzo 1112 riporta inequivocabilmente la donazione della chiesa di Santa Maria di Arco ai Vittorini della chiesa di San Saturnino di Cagliari:
“... Deinde offero, dono, concedo ac trado supradicto monasterio S. Victoris Massiliensi, dominoque meo Oddo abbati suprascripto, eiusque fratribus, successoribusque eius, cunctisque monachis jam dicto monasterio pertinentibus, tam praesentibus quam futuris, id est ecclesiam S. Dei genitricis et Virginis MARIAE DE ARCHO, cum omnibus scilicet pertinentiis, tam in servis, quam et in ancillis, vineis, ortis, atque duciis, mobilibus sive immobilibus, quae nunc habet, vel quod in antea, Deo auxiliante, cum absolutione mea, successorumque meorum acquirere debet, ut monachi Massiliensis monasterii habeant et possideant ex integro in perpetuum, sicut hactenus beatae memoriae antecessor meus Virgilius episcopus, et omnia similiter ego nunc ex integro concessi, ut supra descripsimus, salva scilicet reverentia atque obedientia et honore sanctae matris Ecclesiae beati Pantaleonis martyris, caput episcopatus Doliensis ...”

La predetta donazione venne successivamente confermata il 2 maggio dello stesso anno da Mariano (Torchitorio II), Giudice di Cagliari. Oltre alla chiesa venivano ceduti servi, vigne, orti e altri annessi.


La villa viene menzionata in diverse occasioni anche nelle famose carte volgari campidanesi edite dal SOLMI le quali ci danno notizia di un certo Frau d’Arcu che funge da testimone in un atto d’acquisto effettuato da Paolo vescovo di Suelli negli anni 1200-1212 mentre nella carta n. XIX del 10 luglio 1225, nell’elencare i confini del podere di prato di Sisini donato dalla giudicessa Benedetta di Cagliari a San Giorgio di Suelli, viene detto “... et clonpit adssa bia ki badi daa Sisini ad Arcu ...” ossia arriva alla strada che porta da Sisini a Arco.
Nella cosiddetta “donazione della Trexenta” viene citata tra le ville donate da Torchitorio a suo figlio Salusio ma non vengono citati i confini in quanto il villaggio era situato all’interno della Curatoria.

Dopo la scomparsa e lo smembramento del Giudicato di Cagliari avvenuto nel 1257-58 un terzo del territorio giudicale, tra cui anche la Trexenta, fu assegnato a Guglielmo di Capraia che rivestiva altresì la carica di Giudice di Arborea. A Guglielmo successe Mariano di Bas il quale nominò il Comune di Pisa erede universale. Alla morte di Mariano seguirono una serie di contese tra gli eredi Capraia e Pisa, e i territori facenti parte del terzo cagliaritano furono confiscati dal comune pisano nel 1307.
A partire dal 1313 Pisa prese ad amministrare direttamente i territori della Trexenta nominando dei rettori e dei funzionari e procedendo a periodici censimenti fiscali denominati “Composizioni”.

Nella composizione realizzata dai pisani negli anni 1320-1322 “Villa Archu” contribuiva con 4 libbre e 10 soldi in moneta dovute per il “datio” (3 libbre e 10 soldi) e per il “dirictu tabernarum vini” (1 libbra). Doveva inoltre corrispondere 18 starelli di grano e 12 di orzo.

Con la conquista aragonese Arco venne infeudata al valenzano Guglielmo Serrano (o Serra)unitamente ad Arixi.

Dopo la seconda pace tra la Corona di Aragona e Pisa, Arco, unitamente al resto della Trexenta ed alla Curatoria di Gippi, venne ceduta in feudo al comune toscano.

Nel 1359 il comune toscano fece redigere un’altra composizione e “Villa Archo” contribuiva versando complessivamente 4 libbre in moneta delle quali 3 per “datio” e una per “dirictu tabernarum”. Doveva inoltre versare 20 starelli di grano e altrettanti d’orzo per i quali dovevano contribuire una tantum anche i palators con uno starello di grano e uno di orzo. La contribuzione in moneta pertanto era sostanzialmente invariata rispetto a quella del 1322 mentre era leggermente aumentata quella in natura.
Nella composizione del 1359 i redditi dei contribuenti del villaggio venivano stimati complessivamente per un totale di 44,5 libbre attribuite a 4 persone delle quali 3 aravano con un giogo mentre uno era un “palator” con residenza nel villaggio e più precisamente:
·           Guantinus Coccho, reddito stimato 18 libbre,
·           Andrea Meli, reddito stimato 13 libbre,
·           Gonnarius Meli reddito stimato 13 libbre,
i quali aravano con un giogo

·           Gomita Squirro reddito stimato libris ½
che era definito un « palator » con domicilio nella villa.

In questo documento sono inoltre elencati tre “liberi et terrales ab equo” e più precisamente:
Colus de Asseni
Arsocchus de Asseni
Petrus de Asseni


Il villaggio in esame viene citato in un documento del 15 aprile 1455.
“Lo salt de Sixi comensa del capigellu de rohines de olari dret a pradais e torrasi a fontana de donigellu e torrat a forru e calasi a petra de frahilis e dacundi si vadi ad orruhinas de sali e calasi perisu vaco de moronu e calasi at su nurasolu qui est supra nuragi de flacu e incurbasi a su bau / de caoru de Sihuni.
Lo salt de Simieri de pradais serra serra finta su nuragi mannu de Simieri e falat a su nuragi pitxinnu suta Simieri e collat bia infra Simieri e Archu finta su monumento de Gonnari probu sarbori incurvada e de su monumentu bat ha su brunchu de sa canna inplasandu cortis de sayli e aqua sassa”.

In questo documento vengono elencati i confini delle ville limitrofe di Sitgi e Simieri che in quel tempo erano oggetto di un contenzioso tra Aldonsa de Besora, Pietro De Sena, signore della Trexenta, e l’Arcivescovo di Cagliari che, a seguito dell’unificazione delle diocesi di Suelli con quella di Cagliari, era subentrato nei diritti della diocesi suellense su questi villaggi.


Una villa di nome Arcu viene citata nei conti del sale ma non è possibile stabilire se si tratta del nostro villaggio o di quello omonimo sito nella curatoria di Decimo.

Non ci sono cenni nelle Rationes
Il villaggio dovrebbe essersi spopolato antecedentemente al 1421 in quanto non risulta tra le ville popolate donate a Giacomo de Besora il 10 febbraio di tale anno e successivamente a lui riconfermate il 1 luglio 1434.

E’ probabilmente la “Archuasili” citata dal Manno come spopolata in tempi imprecisati al tempo del Fara.

Luoghi di culto:
Come accennato in precedenza del villaggio ci sono rimasti i ruderi della chiesa di N.S. d’Itria comunemente identificata in letteratura con la chiesa di Santa Maria donata ai monaci Vittorini nel 1112.

Ruderi della chiesa di Santa Maria


L’edificio, a navata unica con l’ingresso orientato a ovest, risulta edificato su un preesistente fabbricato di età tardo romana probabilmente adibito in precedenza ad impianto termale. Per la sua realizzazione venne impiegato pietrame locale ed in alcuni punti si intravedono tratti di muratura in mattone cotto riferibili all’edificio pre-esistente.

Particolare della muratura.

Non sappiamo sino a quando i vittorini restarono in possesso di questa chiesa e dei suoi possedimenti. Nell’inventario dei beni del priorato di San Saturno di Cagliari predisposto nel 1338 dal frate Guglielmo de Bagarnis non compaiono i possedimenti di Archu segno che probabilmente aveva avuto successo la politica pisana (ed in seguito anche aragonese) mirante estromettere i vittorini dai loro possedimenti sardi.

Sergio Sailis

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