mercoledì 7 agosto 2013

La sconfitta di Guglielmo di Massa al fiume Frigido

La sconfitta di Guglielmo di Massa (Salusio IV Giudice di Cagliari)

di Sergio Sailis

Nel gennaio 1213 si ebbe l’epilogo della ormai pluriennale lotta tra Guglielmo Marchese di Massa appartenente al ceppo degli Obertenghi[1] (nonché Giudice di Cagliari con il titolo dinastico di Salusio IV e d’Arborea), e la fazione dei Visconti per il predominio politico nel Comune di Pisa e in Sardegna.

Nell’isola infatti il Marchese, dopo aver preso il potere nel giudicato

di Cagliari nel 1187[2], qualche anno dopo nel 1195[3] o 1196[4] invade quello di Arborea e nel 1198-1200 quello di Gallura assieme a Comita di Torres[5]; la politica di Guglielmo quindi era volta al controllo totale dell’isola che perseguiva sia con l’uso delle armi che con mirate politiche matrimoniali che tenevano conto sia delle problematiche sarde che di quelle di più ampio respiro internazionale e intessendo una fitta rete di alleanze imperniate sulla benevolenza di Papa Innocenzo III. In prime nozze si sposò con Adelasia Malaspina e in seconde nozze con Guisiana (figlia di Guido Guerra III dei Conti Guidi importante feudatario toscano); lo stesso avvenne per le sue figlie, Benedetta (maritata con Barisone d’Arborea), Agnese (andata in moglie prima a Mariano II di Torres e, alla morte di questi, a Ranieri della Gherardesca di Bolgheri della famiglia Donoratico) e Preziosa (maritata con Ugo Ponç de Bas d’Arborea).

I Visconti per contrastare l’influenza politica che Guglielmo aveva assunto a Pisa (in quanto uno dei maggiori esponenti del partito anti-visconteo) cercano di colpire il Marchese direttamente al cuore dei suoi interessi e portano lo scontro direttamente in Sardegna così la Gallura nel 1207 entra nella loro orbita con il contestato matrimonio tra Lamberto Visconti e l’erede al trono giudicale, Elena di Gallura, scompaginando i piani dei vari attori in gioco ossia principalmente il papa Innocenzo III (che era quasi riuscito ad imporre il matrimonio con il proprio parente Trasamondo de Segni) e, nonostante avessero ormai desistito a causa delle pressioni papali, lo stesso Giudice cagliaritano (che dopo aver invaso il giudicato gallurese intendeva far sposare Elena con il proprio cognato Guglielmo Malaspina) e il Giudice di Torres Comita (che aveva invece avanzato la candidatura del proprio fratello Ittocorre).

Nel frattempo anche nel comune di Pisa si assiste ad una situazione di stallo istituzionale; le due fazioni che si contendevano il potere non erano in grado di prevalere l’una sull’altra né di procedere alla nomina delle cariche comunali per cui Guglielmo di Massa (sul quale incombevano peraltro dei pretestuosi procedimenti giudiziari intentati sia da privati che dal Comune per dei prestiti contratti in precedenza probabilmente per far fronte alle spese per la conquista del Giudicato di Cagliari) forse meditò che l’unica opzione ormai possibile fosse uno scontro armato e risolutivo[6].

Gli avvenimenti ci sono noti attraverso alcuni documenti, uno contemporaneo agli avvenimenti ed un altro posteriore di circa due secoli.
Il primo è il così detto “Ritmo Volgare Lucchese del 1213” (scritto parte in latino e parte in volgare) qui trascritto nella versione del De Bartholomaeis[7]:

“In nomine Domini, Amen. In M.CC.XIIJ, existentibus consulibus Rustichello di Pogio et Albertino Sofreducii et sociis maioribus, per Crucis triumfum fuit sconfictus Marchio Guilielmus Sardus cum flore peditum et militum Civitatis Pisane et districtus, et peditum et militum Pistoriensium, et comitis Guidonis Guerre, et totius comitatus Lunensis et maxime Massa del Marchese, et quasi omnes nobiles Val d' Ere et di Val d'Arno et di Val d'Elsa et di Val d'Ebola et comitatus Volterre, a Civitate Luca et Rosso et Mediolombardo da Castello Aghinolfi, cum Rosso tantum estantibus nobilibus Gotifredo et Ubaldo Eldissi, Pisanis civibus, et filio Aldibrandi Bemboni et alio eorum militibus et filio Berlinghieri de Travalda et nobili nostro confolanerio Uguicionello de Monte Calvori, castellano abatis Sestensis.



Que sconficta fuit i[n] medio ianuario iusta Massam del Marchese uno miliario, albergariam faciente Luca al Fregioro. In qua sconficta captus fuit Rugerius comitis Guidonis filius cognatus Marchionis predicti, comes Gerardus di Pian di Porto, Lanfrancus Lazari de Pistorio, Mussus de Pistorio et Guittoncinus Sighiboldi, et alii .vj. de nobilioribus dicti Pistorii ; et omnes Luce missi in captuna. Item .v. de nobilioribus dicte Masse. Rossus vero et Mezolombardus habuerunt Graccum de Sala et .xij. de nobilioribus dictae Masse in eorum captuna. Et ultra .L. fuerunt alii qui malo more fuerunt tramanganati. Inter quos filius Gerardini Ghiandonis, qui cum esset a Marchionis parte, per Rolandum Ceci fu abatuto et Orlando ebb’ el cavallo. Similiter Guidarellus Barletti fa dal Marchese et [fu] abatuto.

Ma si fu tramanganato Guido Franchi che batté ne la nostra Moneta et or no fu sopra;

Ma come perdetero lor distrieri / cosi fussero rimasi prescioni / per li nostri cavallieri! / Altressì no fu sopra /Gualterotto Castagnacci / el Ronsinello Pagani; / ma per saramento fur distrecti / et ritornaro dai Christiani; / ma loro arme e lor cavalli / lassare dai Pagani. / In quello stesse rio segno / fu Orlandin da Sogromigno / che fu Guido et Guidarello. / Pegio non fu lo Garfagnino, / quei che non fu paladino, / filiolo di Guido Garfagnino. / Prese a torto confalone, / ka Luca l trasse di prescione; / e perciò quel mal portoe. / Mei lo portò Uguicionello, / quei che già no i fu Gainello, / ka Lucca aitò, la sua cittade, / in cui castello ten Christianitade. / Ebbevi l Vescovo un suo frate / che no diede delle spade; / fece sì come nimico; / di Lucca non fu unque amico; / perciò sempre fu mendico. / Stiano a mente, ben lo dico: / che a Lluca sempre sia schifato / e a Lucca sempre sia odiato; / aver di Lucca non i sia dato; / tolto i sia quel che a pilliato, / ka di Lucca l'à 'nvolato : / tutto fu dello sacrato! / Di lui e li altri sia vendetta! / Di ciò Lucca non s'afretta! / Veggio ch' end' arà disnore, / si no i punisce cum suo honore. / Punisca in prima li cittadini / ka metta mano ai contadini! / Dell' un faccia tal vendetta, / l'altro a casa non l'aspetta. / Alti altri affar ogn'on ten [ov]ra, / che già Lucca non s'[a]opra.”

Il secondo cronista che riporta della battaglia invece è il lucchese Sercambi (vissuto a cavallo tra il ‘300 e il ‘400) nella sua Cronica data alle stampe dal Bongi e che attinge da fonti diverse rispetto alla precedente[8]:

“XXX. COME LI CHAVALIERI DI LUCHA COMBACTÈONO CON MARCHEZI DA MASSA.

L' anno di .MCCXIII. fu la bactagla alla marina tra 'I marcheze Sardo e Orlando Truffe da Chastello Aghinolfi dall' una parte, e Bonifatio Rosso dall' altra parte. E il dicto marcheze mandò per Toschana e per Lombardia per chavalieri & pedoni, tanto che fecie grande exercito di Pisani, Fiorentini, Pistoresi, Valdarnesi et molti di Versigla, e 'l conte Guido e 'I figluolo & alquanti Porcharesi e alquanti Soffredinghi. Furono in numero di .V.c chavalieri. E com molti pedoni & arcieri. E allora guastaron lo chastello Aghinolfi e Monte Tignoso. Allora Bonifatio Rosso si sentio gravato dal marcheze, venne a Luccha elli e la mogle, e chiese aiuto, onde li Consoli di Luccha, ciò fu Alberto Soffreducci e Guillelmo Maluzi e Rustichello di Poggio & Bonagiunta Lamfredi e Gulliermo Chastagnaci, avuto loro comsilio, concedeono che qualunqua volesse andare in aiuto del dicto Bonifatio possa andare.

Allora v' andoe gente di Luccha, e fu loro capitano mess. Goctifredi Mosto di Pisa, & puoseno il campo in nel borgo di Branchagliano, e poi mutònno il campo al Frigido. E saputo il marcheze da Massa che i cavalieri di Luccha non erano .CC., di che elli prese comsiglio e diliberò di combattere, e l'altro die fu la bactagla e fu sconfìcto il marcheze Sardo da Massa e fu preso molta della sua gente, e fu preso lo buon chavalieri mess. Forte Pellari e Uberto Manchone e Albertino Consolo e Bernardo Maccha, e Uberto Fronde e Aldibrando Bozza e 'I figluolo del conte, e 'l figluolo di Lazzari de' Lazzari di Pistoia, con molti altri in numero di .LX. e de' Lucchesi funno presi .VIII.”

E’ nota anche un’altra cronaca tarda che però ci è di scarsa utilità per comprendere gli avvenimenti in quanto riprende la precitata cronaca del Sercambi ma che comunque riportiamo per completezza d'informazione[9]:

“Sardus, id regulo nomen, Massae Lunensi imperitabat. Is Aginulphum, Rolando Truffae in perduellionis poenam a Lucensi populo ademptum, ac Bonifacio Russo, ob egregiam in proelio ad Buram flumen navatam reipublicae operam traditum, armis aggressus, collectis ex Gallia Cisalpina Etruriaque universa copiis, magnum peditum ballistariorumque numerum sub signis coegit. Praeter validam quingentorum equitum manum e flore Tusciae nobilitatis: inter quos Porcarienses et Suffreducii Lucensium exules, privatum dolorem, patriae clade ultum ibant. lamque Aginulpho Ignosoque uno impetu captis direptisque, victor Sardus discebat, cum Russus implorata Lucensium fide bellum instauravit. Quippe Robertus Soffreducius, Gulielmus Malugius, Rustichellus Podius, Buonagiunta Lanfredus et Guglielmus Castanacius qui tunc consulatum Lucae gerebant, egregium rati, si clientem ac supplicem defendissent, vitato populi nomine, quem implicari tunc bello minime expediebat, edixere nemini privato fraudi futurum, qui suis consiliis, opibusque Russum iuvisset: modo ne quod Lucensis populi vexillum aut nomen praeferretur. Certatim in eam expeditionem nomina dedere. Profectique duce Gaufrido Mosca pisano exule, primo ad Vicum Brancalianuni, deinde ad amnem Frigidum castra locavere. Sardus maiore suorum numero confisus, cum Lucensem equitatum ducentos non excedere comperisset, pugnam minime detractavit. Sed quod numero decorat, virtute suppletum, tantisque animis viribusque a Lucensibus pugnatum, ut hostes passim fusi fugative terga verterent. Ad sexaginta e primoribus capti; inter quos Fortes Pellarius equestris ordinis, Ubertus Mancho, Albertinus Consul, Bernardus Manchus aliique clari viri; cum e Lucensibus octo tantum in hostium potestatem venissent.”

L’insieme di questi resoconti ci consente di comprendere la variegata, e a tratti confusa, composizione dei due eserciti contrapposti nei quali, almeno ufficialmente, non sono però presenti ne Comune di Pisa e ne quello di Lucca.

L’occasione per la resa dei conti si ebbe nel 1212 quando Guglielmo di Massa dopo aver raccolto le sue truppe si porta al castello di Aghinolfi di Montignoso (importante fortificazione di origine longobarda sita circa 4 km a sud est di Massa posta in posizione dominante sulla via francigena) che viene distrutto; i feudatari, i fratelli Bonifacio Rosso e Mezzolombardo, si rivolsero pertanto a Lucca chiedendo (e ottenendo) aiuti militari anche se, come accennato, senza il coinvolgimento ufficiale del Comune.

L’esercito lucchese in un primo momento si accampò nei pressi di Brancagliano (nei pressi di Pietrasanta) e a metà di gennaio del 1213 entrò in contatto con le truppe di Guglielmo nei pressi del fiume Frigido a circa un miglio da Massa.

Da una parte dunque il Giudice Guglielmo (nelle cui file militavano circa 500 cavalieri oltre a fanti e arcieri) con i pisani, i pistoiesi, i massesi, fuoriusciti lucchesi, il suocero conte Guido Guerra dei conti Guidi (con suo figlio Ruggero che viene fatto prigioniero) e altri combattenti da varie zone della Toscana e nord Italia oltre a Orlando (o Rolando) di Truffa fratello dei castellani di Aghinolfi e con questi in dissidio proprio a causa del Castello di Aghinolfi in precedenza sottratogli proprio grazie all’intervento di Lucca. Nelle cronache non sono segnalati combattenti provenienti dai possedimenti sardi ma non sarebbe strano che abbiano partecipato alcuni dei più fedeli “majorales” isolani come d’altronde alcuni erano presenti qualche decennio dopo al seguito di Re Enzo nelle campagne militari nella penisola. Dall’altra parte, al comando di Gottifredo Musto Visconti, erano raccolti i lucchesi, i castellani di Aghinolfi, i fuoriusciti pisani e vari castellani toscani complessivamente circa 200 cavalieri oltre a fanti e arcieri.

L’esercito del Marchese, nonostante fosse decisamente superiore numericamente, viene però sconfitto dagli avversari; Guglielmo, pur essendosi, sembra, comportato valorosamente sul campo di battaglia, non può far altro che ritirarsi, forse in Sardegna, lasciando mano libera ai suoi avversari che in seguito a Pisa riescono a far nominare un governo di quattro magistrati denominato “rectores pisane civitatis” dei quali uno sicuramente della consorteria dei Visconti.

Guglielmo morirà nel mese di gennaio o di febbraio del 1214 (e comunque sicuramente entro maggio) lasciando il trono giudicale alla figlia Benedetta[10] che di lì a poco sarà anch’essa oggetto delle mire viscontee e costretta a sposare prima il Giudice di Gallura Lamberto (matrimonio poi annullato dal Papa) ed in seguito Ubaldo Visconti nonchè a cedere la collina su cui verrà fondato il “Castellum Castri de Kallari” destinato a diventare il fulcro del potere pisano nell’isola; il suo principale avversario invece, Ubaldo Visconti, tesaurizza la vittoria sul Marchese e, dopo aver assunto la carica di podestà di Siena, nel marzo del 1215 verrà eletto podestà di Pisa[11] sancendo la sconfitta della fazione avversa.



[1] Mauro RONZANI, Guglielmo di Massa in Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 61 (2004).
[2] Guglielmo era figlio di Giorgia de Lacon-Gunale, figlia di Costantino Salusio III Giudice di Cagliari. Nel 1187 con truppe assoldate in Toscana spodestò il Giudice Pietro che fù costretto a riparare in Logudoro.
[3] Maurizio VIRDIS, Il Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, Monastir 2002, pag. LVIII. Cfr. Eduardo BLASCO FERRER, Crestomazia sarda dei primi secoli - vol. I, Officina linguistica anno IV - n. 4, Nuoro 2003, pag. 80.
[4] Mauro G. SANNA, Il giudicato di Arborea e la Sardegna tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo. Aspetti storici, pag. 8; a stampa in Chiesa, potere politico e cultura in Sardegna dall'età giudicale al Settecento. Atti del 2° Convegno Internazionale di Studi, Oristano, 7-10 dicembre 2000, a cura di G. MELE, pp. 415-438, Oristano 2005.
[5] Mauro G. SANNA, Il giudicato di Arborea e la Sardegna tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo. Aspetti storici. pag. 10. Cfr. Mauro G. SANNA, La Gallura in epoca medievale: 1. Storia politico-istituzionale della Gallura medievale in La Gallura, una regione diversa in Sardegna: cultura e civiltà del popolo gallurese, San Teodoro 2001 pag. 115. Cfr. Mauro G. SANNA, Innocenzo III e la Sardegna, Monastir 2003, pag. XLVI.
[6] Per una disamina sullo scontro politico in atto nel periodo sia in Sardegna che a Pisa a titolo esemplificativo tra gli altri Cfr. Enrico BESTA, La Sardegna medioevale, (edizione anastatica - Palermo 1908-1909), Bologna 2000. Cfr. Alberto BOSCOLO, Sardegna, Pisa e Genova nel medioevo, Genova 1978. Cfr. Sandro PETRUCCI, Re in Sardegna, a Pisa cittadini, Bologna 1988, e più recentemente Corrado ZEDDA, L'ultima illusione mediterranea. Il Comune di Pisa, il Regno di Gallura e la Sardegna nell'età di Dante, Cagliari 2006, pag. 45 e segg. e, soprattutto per quanto riguarda le vicende di Guglielmo, cfr. Raimondo PINNA, Santa Igia. La città del Giudice Guglielmo, Cagliari 2010. Per i rapporti tra i Giudici sardi ed il papa Innocenzo III cfr. Mauro G. SANNA, Innocenzo III e la Sardegna, Monastir 2003 mentre per gli sviluppi successivi alla morte di Guglielmo cfr. Mauro G. SANNA, Papato e Sardegna durante il pontificato di Onorio III (1216-1227), Raleigh (USA) 2012.
[7] Vincenzo De Bartholomaeis, “Ritmo Volgare Lucchese del 1213”, Città di Castello 1914. Cfr. l’edizione quasi contemporanea di Amedeo Crivellucci, “Una cantilena storica in volgare del principio del sec. XIII” in Studi Storici vol. XII fasc. II, Pavia 1914.
[8] Le Croniche di Giovanni Sercambi Lucchese, a cura di Salvatore BONGI, vol. I, in Fonti per la Storia d’Italia pubblicate dall’Istituto Storico Italiano, Lucca 1892, pag. 15.
[9] Bartolomeo BEVERINI, Annales ab origine Lucensis Urbis, T. I, Lucca 1829 pag. 295
[10] Francesco ARTIZZU, Benedetta di Massa, Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 8 (1966)
[11] Corrado ZEDDA-Raimondo PINNA, Fra Santa Igia e il Castro Novo Montis de Castro. La questione giuridica urbanistica a Cagliari all'inizio del XIII secolo, edizione elettronica in Archivio Storico e Giuridico Sardo di Sassari nuova serie N. 15/2010,  Sassari 2010, pag. 133. cfr. Raimondo PINNA, Santa Igia. La città del Giudice Guglielmo, Cagliari 2010, pag. 115.

Nessun commento:

Posta un commento